25 Giu, 2018 @ 21:35

Quello che vi sto per raccontare é forse il caso piú strano e bizzarro di cui abbia mai sentito parlare.

A chi di noi non farebbe piacere parlare col proprio animale domestico?

Questo é quello che accade nel 1931 alla famiglia Irving, che viveva in una fattoria sull’Isola di Man.

La mangusta parlante

Jim e la figlia Voirrey un giorno di primavera notarono uno strano animale aggirarsi nel cortile della fattoria e lo descrissero simile a una donnola di colore giallastro, con un corpo piccolo, una lunga coda pelosa e il muso schiacciato.

L’animale quel giorno si intrufoló nel granaio, ma col passare dei giorni si stabilì nella soffitta e prese residenza dietro le pareti dalle quali emetteva grugniti, sputava e soffiava, raschiando sulle assi di legno o scorrazzando qua e là  rendendo impossibile a tutti dormire.

Con il passare del tempo  imparò addirittura a parlare e a recitare le canzoncine che Voirrey cantava prima di addormentarsi.

In breve tempo, quello strano animale, che era una mangusta, fu in grado di sostenere conversazioni con l’intera famiglia e di spiegare che era sempre stato lì e li aveva sorvegliati per anni ma ancora non sapeva esprimersi. La sua voce aveva un tono più alto di un paio di ottave di quella umana e un timbro chiaro a volte stridulo.

Jim iniziò a chiamarlo Jack, ma la mangusta puntualizzò che preferiva essere chiamato Geoff, che scandì come Gef.

La mangusta parlante

Gi Irving chiesero a Gef chi fosse e da dove venisse e la risposta fu che era nato a Delhi, in India, il 7 Giugno 1852 (nel 1931 avrebbe avuto quindi 79 anni) e di aver vissuto prima con un uomo alto, con un turbante verde per poi morire sotto un carro e reincarnarsi in un uomo deforme, un gobbo.

Di essere  successivamente giunto in Inghilterra sotto forma umana nel corpo di un uomo di nome Holland e lì di aver nuovamente acquisito la forma animale entrando nel corpo di una mangusta.

A volte sosteneva di essere uno spirito ritornato sotto forma di mangusta e che avrebbe tormentato gli Irving con catene e suoni paranormali  per poi negarlo dicendo di essere solo una povera mangusta troppo intelligente per questa misera esistenza.

Con un certo orgoglio, affermò anche di essere un mostro.

“Ho mani e piedi e, se mi vedeste, sverreste, rimarreste pietrificati, mummificati, sareste tramutati in pietra o in una statua di sale!”

Jim iniziò a scrivere un diario per raccogliere le sue esperienze e le testimonianze di quanti ebbero a che fare con lui, Gef era un essere socievole, chiacchierone, molto legato agli Irving e soprattutto a Voirrey, ma aveva anche un lato burlone, pettegolo e a volte aggressivo  spesso minacciando Jim di appiccare incendi o soffocarlo nel sonno.

Una volta i genitori vollero tenere la bambina nella loro camera da letto per sicurezza, Gef si infuriò, annunciando che sarebbe entrato comunque e che avrebbe seguito la bambina ovunque, dopo poco, un vaso di vetro si sollevò e si schiantò contro il muro.

In un’altra occasione, Gef scagliò una scatola di spilli contro un investigatore del paranormale venuto per indagare su di lui.

L’unica minaccia che sembrava aver effetto su Gef era quella di Jim di abbandonarlo e trasferire tutta la famiglia lontano dall’animale, probabilmente temendo la solitudine, tornava subito docile e amichevole.

Le voci sulla presenza di Gef si sparsero nel vicinato e oltre, attirando molti curiosi.


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Nel 1935 Harry Price, uno studioso del paranormale, fece visita agli Irving per raccogliere campioni da esaminare e cercare di vedere Gef che non fu collaborativo.

Fornì peli del cane di famiglia, invece dei propri, rifiutò di farsi fotografare ma fece trovare le proprie impronte sul blocco di plastilina che gli Irving avevano lasciato vicino a una delle sue tane, non mancando di sottolineare che era stato “maledettamente difficile” calcare le zampe su quel materiale.

Price studiò le impronte della mangusta che apparivano sproporzione troppo grandi per un essere di 30 cm, piú simili a mani umane.

La Società Zoologica, a cui fu inviato il calco, confermò che nessun animale esistente aveva zampe di quel tipo e che non c’era traccia delle pieghe che la pelle di un vero animale di solito presenta.

La mangusta parlante

Alcuni scettici sostennero che la voce di Gef fosse frutto delle doti di ventriloquo di Voirrey, ma in due casi documentati l’animale parlò quando la ragazza non era presente.

Altri ipotizzarono che Jim, uomo dedito al lavoro ma non particolarmente scaltro, fosse la vittima della moglie e della figlia che, stanche della vita solitaria di campagna volevano trasferirsi in una zona più centrale

Harry Price in un primo momento pensò che si trattasse di una truffa, ma senza scopi sensazionalistici o venali, la famiglia faceva di tutto per evitare i curiosi e nonostante le loro difficili condizioni finanziarie, rifiutarono sia di vendere a un giornale nazionale le foto di Gef che di cedere i diritti della vicenda a un agente teatrale americano che offrì loro 50.000 dollari.

Gef riuscì anche a convertire uno scettico, tale Arthur Morrison un amico di famiglia molto legato a Jim.

Morrison padre descrisse come, un giorno, una voce proveniente da dietro la parete della cucina gli avesse intimato: “Dì ad Arthur di non venire. Lui non crede. Se viene non dirò una parola e gli sparerò in testa”, a cui erano seguiti rapidi colpi provenienti da tutte le pareti della casa. Nonostante le minacce, Arthur andò dagli Irving, come ricordò nel 1937: “All’inizio mi ero fatto beffe di tutta la faccenda. Preoccupato per le persone coinvolte e allo stesso tempo divertito, il 7 Marzo 1932 mi recai a Doarlish Cashen (la casa degli Irving) per smascherare la truffa. Quando arrivai alla fattoria, una voce gracchiante disse “Ciao Arthur”, al che risposi “Ciao!”. Poi aggiunse: “chiamami Gef. Prima di vederti avevo intenzione di farti saltare la testa, ma ora mi piaci”. Dopo un paio d’ore, Gef riapparve con la seguente minaccia: “Ti terrò sveglio tutta la notte”. Quando Arthur chiese cosa avesse fatto di male, l’animale rispose: “Tu non mi credi”. Verso le 9 di sera, l’uomo sentì dei movimenti sotto al letto; si sporse per controllare e vide “un paio di acuti occhietti, più piccoli di quelli di un gatto, e una voce inquietante disse: “Adesso mi credi? Non osare agitare Jim con qualche osservazione scettica”.

Nandor Fodor formuló la teoria della causa psicologica, spiegando che Ge fosse una parte della personalità di Jim, delle sue ambizioni e della sua mente provata dalla solitudine.

L’inconscio di Jim avrebbe creato Gef, che non rientrava in alcuna categoria umana, soprannaturale o animale e poteva eludere o non rispettare le regole ferree a cui lui, da padre, marito e grande lavoratore che era non poteva infrangere.

La cosa che lo spinse a pensare in questo modo fu il fatto che il misterioso animale scomparve nello stesso periodo in cui Jim contrasse la malattia che lo portò alla morte.

All’inizio, lo stesso Jim riportò nel suo diario un episodio verso il 1931-32, a volte Gef smetteva improvvisamente di parlare, per ore di notte e implorava, con voce patetica: “lasciami andare Jim, lasciami andare” come se io lo stessi trattenendo con qualche potere mentale o psichico.

Gli chiedevo dove volesse andare e lui rispondeva: “devo tornare nel sottosuolo”, al che io rispondevo: “Bene, vai, io non ti trattengo”. Lui urlava: “Svanito!” e lo si sentiva saltare su e giù per un bel po’; poi tornava il silenzio”.

Il caso di Gef rimane un mistero irrisolto.

Voirrey, in un’intervista rilasciata quando era ormai adulta, continua a sostenere che non si trattava affatto di una truffa e che Gef le ha rovinato l’infanzia e la vita adulta: le famiglie del circondario evitavano gli Irving, i bambini la prendevano in giro e la chiamavano “spettro”, molti la ritenevano una pazza, la fattoria dovette essere venduta a un prezzo bassissimo perché aveva la fama di essere frequentata dai fantasmi. La donna addossó a Gef anche la responsabilità di non essersi mai sposata: “come spiegare a un uomo quello che era successo da piccola?”

Emma.

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