15 Ago, 2018 @ 6:00

Nel XVIII secolo il porto di Cork era un centro di commercio internazionale tra i più importanti d’Europa, qui transitavano merci dirette nelle Americhe e nelle Indie per l’esportazione dei prodotti locali.

Tra le eccellenze locali, il burro spiccava per gusto e qualità, tanto che nel 1720 vennero introdotte nel paese delle leggi per regolarne il commercio.

Dettata dalla necessità e dalla domanda nacquero degli edifici vicini al porto dove lavorare a secco, imballare, pesare, confezionare nonché classificare il burro.

A Cork si pensò di fare anche meglio, creando nel 1769 un vero e proprio mercato del burro, dove i funzionari pubblici che avevano il compito di verificare la pesatura del burro aggiunsero anche quello di classificarlo, introducendo di fatto un sistema di controllo della qualità unico per quel periodo in Europa, che garantì al burro prodotto a Cork, e al suo indotto, una fama internazionale.

Il burro veniva imballato in botti di legno lavorate a secco (di solito in faggio), in grado di resistere a lunghi viaggi e a tutti i climi.

Burro Irlandese

Il burro all’epoca era molto più salato di quello che conosciamo oggi infatti, in assenza di frigorifero il sale era utilizzato per conservare il cibo.

Il lavoro di conservazione o salatura era normalmente fatto al butter exchange dove poi veniva impacchettato e trasportato sulle navi.

Con la fine del Diciannovesimo secolo terminò anche la fortuna del burro irlandese non riuscì a competere con i produttori Europei e divenne uno dei più economici, sicuramente non sinonimo di qualità, venduto a prezzi bassi e spesso utilizzato per essere mescolato con altro burro.

Un cambiamento dei gusti provocato dalle nuove tecnologie di refrigerazione.

Queste permettevano ai clienti stranieri di poter mangiare burro fresco, burro mescolato, e quello leggermente salato francese.

Tutti prodotti che andarono a sostituire il burro molto salato di Cork.

Fino alla sua ripresa nel 1960, quando il governo irlandese per sostenere l’industria casearia ha attivato canali istituzionali, nel 1962, tra i quali una facoltà universitaria, la Facoltà di Scienze Casearie presso l’University College di Cork.

La Irish Dairy Board, insieme all’agenzia americana di pubblicità Benton & Bowles, creò così la marca Kerrygold per garantire il burro irlandese.

Burro Irlandese

Il latte e i prodotti caseari dell’Irlanda hanno radici antiche e da sempre sono parte integrante delle abitudini alimentari dei suoi abitanti.

Del resto la mucca ha sempre rivestito un ruolo importantissimo all’interno della società.

 La sua funzione di produttrice di latte, fin da tempi antichi, non doveva essere turbata in alcun modo.

A tale scopo i vitelli maschi venivano per lo più uccisi alla nascita, in modo da evitare la perdita di latte che si sarebbe verificata nel caso di allattamento degli stessi ad opera della madre.

La mucca era considerata una risorsa preziosa, quasi sacra. Nella letteratura irlandese antica i Santi e i bambini di nobile stirpe sembra che venissero battezzati nel latte.

In una società arcaica, in cui non esisteva ancora la moneta, le mucche da latte rappresentavano l’unico indicatore di ricchezza. Questa era misurata in base al numero di mucche che si possedevano. Non solo, anche i beni e la reputazione di un re tribale o di un guerriero, venivano misurati in base alla sua capacità e al coraggio di rubare il bestiame nei pascoli del suo nemico, durante le razzie e in guerra.

Oggi il burro irlandese è uno dei migliori prodotti in Irlanda ed è un’eccellenza esportata in tutto il mondo.

Il suo colore é piú giallo rispetto al burro che viene normalmente consumato in Italia, questa

colorazione é dovuta al fatto che i bovini sono al pascolo e non in allevamenti intensivi, perció riescono a nutrirsi periodicamente di erba fresca che varia la pigmentazione del latte.

Emma.

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