Irlanda

La leggenda di O’Donoghue

Questa appassionante leggenda é tratta da Fairy and Folktales of Ireland, di W. B. Yeats.

W.B.Yeats

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In un tempo così lontano che non se ne conosce l’epoca precisa, un capo di nome O’Donoghue reggeva le terre che circondano il romantico Lough Leane, ora chiamato il lago di Killarney.

Saggezza, generosità e giustizia distinguevano il suo regno, la prosperità e la felicità dei suoi sudditi ne erano il naturale risultato.

Si dice che fosse rinomato per le sue imprese guerresche quanto per le sue virtù in tempo di pace a riprova del fatto che la sua amministrazione interna pur essendo benevola non era meno rigorosa, si è soliti additare allo straniero un’isola rocciosa chiamata “la prigione di O’Donoghue”, luogo in cui questo principe una volta aveva confinato il suo stesso figlio per alcuni atti di turbolenza e di insubordinazione.

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La sua fine – perché non può essere propriamente detta la sua morte – fu misteriosa e singolare.

Durante una di quelle splendide feste per cui la sua corte era famosa, egli, circondato dai più eccellenti fra i suoi sudditi, era impegnato in un racconto profetico degli avvenimenti che si sarebbero succeduti nelle epoche a venire.

I suoi ascoltatori seguivano ora avvinti dalla meraviglia, ora infiammati d’indignazione, bruciando dalla vergogna o abbandonandosi al dolore, mentre egli, con fedeltà e precisione, narrava gli eroismi, le offese, i crimini e le miserie dei loro discendenti.

Nel mezzo delle sue predizioni egli si levò lentamente dal sedile, avanzò con passo solenne, misurato e maestoso verso le rive del lago e tranquillamente avanzò sulla sua rigida superficie.

Quando ebbe quasi raggiunto il centro si fermò un momento, poi, girandosi lentamente, guardò in direzione dei suoi amici e muovendo le braccia in segno di saluto, scomparve dalla loro vista con l’aspetto sereno di uno che prenda un breve commiato.

Il ricordo del buon O’Donoghue è stato custodito dalle successive generazioni con affettuosa venerazione e si crede che all’alba di ogni Calendimaggio, anniversario della sua sparizione, egli visiti di nuovo i suoi antichi possedimenti; in genere solo a pochi privilegiati è permesso vederlo e questo onore costituisce sempre un auspicio di buona fortuna per gli spettatori prescelti.

Quando ciò è concesso a molti, è segno sicuro di raccolto abbondante – una benedizione la cui mancanza non venne mai sentita dal popolo durante il regno di questo principe.

Erano trascorsi alcuni anni dall’ultima apparizione di O’Donoghue.

L’aprile di quell’anno era stato piuttosto burrascoso e selvaggio, ma il mattino del primo di maggio la furia degli elementi si era del tutto placata.

L’aria era tranquilla e immobile il cielo, riflesso nel lago sereno, somigliava a un viso meraviglioso ma menzognero, i cui sorrisi, dopo le emozioni più tempestose, inducono l’estraneo a credere che appartenga ad un’anima mai turbata da alcuna passione.

I primi raggi del sole nascente indoravano la sommità di Glenaa, quand’ecco che le acque vicino alla costa orientale del lago all’improvviso si fecero violentemente agitate, sebbene tutto il resto della sua superficie fosse liscio e immobile come una tomba di marmo levigato. Sopraggiunto il mattino, un’onda spumeggiante si scagliò in avanti e come un orgoglioso cavallo da guerra dall’alta criniera che esulti della sua forza, si precipitò attraverso il lago verso il monte Toomies.

Dietro a quest’onda apparve un maestoso guerriero completamente armato, in sella a un destriero bianco come il latte; il suo pennacchio color della neve ondeggiava con grazia su un elmo d’acciaio lucente e dietro di lui fluttuava una sciarpa azzurra.

Il cavallo, che sembrava esultare sotto il suo nobile peso, balzò dietro all’onda sull’acqua che lo sosteneva come fosse terraferma, mentre a ogni salto una miriade di spruzzi che scintillavano brillando al sole del mattino veniva lanciata in alto.

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l guerriero era O’Donoghue; era seguito da innumerevoli giovani e fanciulle che si muovevano leggeri e senza sforzo sulla superficie dell’acqua come le fate lunari scivolano attraverso i campi dell’aria; erano uniti da ghirlande di deliziosi fiori primaverili e ritmavano i loro movimenti secondo le note di una melodia incantevole.

Quando O’Donoghue ebbe quasi raggiunto la sponda occidentale del lago, girò di colpo il suo destriero e diresse il suo corso verso la costa orlata di boschi di Glenaa; era preceduto dall’enorme onda che si arricciò e spumeggiò fino all’altezza del collo del cavallo, le cui froge ardenti fremevano al di sopra di quella.

Il lungo corteo delle persone che lo accompagnavano seguiva con giocose deviazioni la scia del suo capo e avanzava con incomparabile agilità al suono della musica celestiale, finché, quando entrarono nello stretto canale tra Glenaa e Dinis, furono a poco a poco avvolti dalle nebbie che fluttuavano ancora a tratti sul lago e svanirono alla vista degli stupiti osservatori.

Il suono della loro musica però giungeva ancora all’orecchio e l’eco, raccogliendo le armoniose note, le ripeteva teneramente e le prolungava in toni sempre più sommessi, finché l’ultima debole risonanza svanì e coloro che avevano ascoltato si svegliarono come da un sonno di letizia.

Emma.

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