LA MALEDIZIONE DI UNA DONNA

La Maledizione di una donna

Sull’isola di Innis-Sark viveva una donna, decisa a vendicarsi di un uomo, perché l’aveva chiamata megera.

Così andò alla fonte sacra, si inginocchió prese un po’ d’acqua e la versò a terra nel nome del diavolo, dicendo: “Possa il mio nemico allo stesso modo essere versato come acqua e giacere impotente sulla terra!”

Fece quindi il giro della fonte sulle ginocchia per tre volte e ad ogni tappa gettò una pietra nel nome del diavolo dicendo: “Così possa la maledizione cadere su di lui ed il potere del
diavolo schiacciarlo!”

Fatto questo, ritornò a casa.

Durante questo periodo l’uomo ebbe timore ad uscire con la barca a causa della maledizione ma il terzo giorno, mentre stava camminando vicino alla scogliera, cadde e si ruppe una gamba.

Tutti seppero quindi che la donna possedeva il segreto demoniaco delle streghe e la temettero molto.

La maniera più efficace per neutralizzare l’influenza maligna è quella di sputare sull’oggetto e dire: “Dio lo benedica!”.

Ma deve farlo un’altra persona su richiesta dell’interessato e talvolta la gente rifiuta per paura di irritare le fate interferendo con la loro opera, che sia benevola o maligna.

Gli abitanti dell’isola hanno una fede tale nell’unzione con lo sputo che spesso sollecitano uno straniero di passaggio a sputare sulla persona afflitta.


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Una donna che aveva una piccola scuola diurna, riteneva che suo figlio, un bel ragazzino di dodici anni, fosse stregato, perché quando ebbe mangiato tutta la cena ne chiese ancora, così disse:

“Figlio mio, ne hai avuto abbastanza per tre uomini. Vai a letto a dormire.”

Ma il mattino seguente egli stava peggio ed era ancora più affamato ed ingordo, perché mangiò tutto il pane che sua madre aveva fatto per gli scolari non appena lo tirò fuori dal forno e non ne lasciò un solo pezzo, allora ella seppe che sul ragazzo pendeva una stregoneria e si mise sulla porta in attesa di uno straniero.

Infine ne arrivò uno ed ella gli gridò: “Entrate, entrate, per amor di Dio e sputate sul volto di mio figlio!”

“Perché dovrei sputare su vostro figlio, donna?” rispose lui e se ne andò perché pensava che la donna fosse matta.

Allora ella chiamò il prete che versò dell’acqua santa sul bambino, gli impose le mani sul capo e pregò, dopo un poco, il potere della stregoneria venne spezzato ed il bambino si riprese.

Gli abitanti dell’isola credono anche che gli angeli siano costantemente presenti tra loro e che tutte le cose benedette la pioggia, la rugiada e i raccolti provengano dal loro potere ma le fate spesso portano malattie e giocano scherzi maligni, azzoppano i cavalli e rubano latte e  burro se vengono offese o private dei loro diritti.

Vi sono certi giorni in cui non si deve parlare delle fate e sono il mercoledì ed il venerdì,  perché esse sono presenti anche se invisibili e il loro potere maligno è particolarmente forte il venerdì e nelle case si teme la sfortuna.

In quel giorno i bambini ed il bestiame vengono sorvegliati da vicino, un piccolo fascio di paglia viene avvolto attorno al capo del bambino, sotto la sua culla e sotto la zangola viene posto un carbone spento.

Se i cavalli si agitano nella stalla la gente sa che le fate stanno cavalcando sui loro dorsi, così sputano sull’animale per tre volte e le fate fuggono via.

Questa cura tramite la saliva è la più antica di tutte le credenze e gli isolani continuano ad avere grande fede nel suo misterioso potere e nella sua efficacia.

Emma.

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