Cavalcata con le Fate

Mag 6, 2019 | Leggende

Le Fate amano molto i cavalli e sono splendide fantine.

Molti bei giovani vengono invitati a cavalcare con loro e corrono come il vento, con Finvarra in testa, sul suo grande cavallo nero con le narici rosse che sembrano fiamme.

Sempre, dopo questa esperienza, quegli uomini divengono i cavalieri più impavidi della contea, così che la gente comprende che hanno cavalcato con le Fate.

Dopo la caccia, il favorito viene portato ad una magnifica cena nel palazzo delle Fate dove, quando ha bevuto il chiaro vino rosso, lo cullano fino ad addormentarlo con della dolce musica.

Ma lui non ritroverà mai più il palazzo fatato e cercherà invano il bel cavaliere sul suo destriero nero insieme alla gaia compagnia di giovani in abiti di velluto verde che correvano con lui nei campi, come una folata di un vento di tempesta.

Essi se ne sono andati per sempre dalla sua vista, come un sogno notturno.

Una volta un gentiluomo, dei Kirwan di Galway, stava cavalcando nei pressi della collina fatata dove tutte le Fate dell’ovest tengono i loro raduni ed incontri sotto il governo del Re Finvarra quando improvvisamente apparve uno strano cavaliere su un fiero stallone nero.

Lo straniero augurò con una grazia distinta il buongiorno e Mr. Kirwan ricambiò il saluto con cortesia, quindi cavalcarono insieme fianco a fianco discorrendo piacevolmente perché lo straniero pareva sapere tutto di tutti, nonostante Mr. Kirwan non riuscisse a ricordare di averlo mai visto prima.

“Ora”, disse il cavaliere nero “io so che voi parteciperete alla corsa di domani, perciò lasciate che vi dia un consiglio: se volete essere certo della vittoria, permettetemi di mandarvi un mio uomo per cavalcare il vostro cavallo. Non ha mai perso una gara e sarà con voi poco prima della partenza”.

Detto questo, alla curva della strada lo straniero scomparve, si trattava, di Finvarra stesso, che aveva una particolare amicizia per la tribù dei Kirwan perché tutti gli uomini di quel sangue erano generosi e le donne belle.

La mattina seguente, mentre Mr. Kirwan si stava preparando per la gara, il suo staffiere gli disse che un giovane fantino lo attendeva.  

Era uno stranissimo personaggio, pensò Mr. Kirwan, il più strano che avesse mai visto ma si sentì spinto a dargli il diritto ed il potere necessari alla corsa ed il giovane se ne andò subito, come un lampo.

Mr. Kirwan non capì più nulla si sentiva come in un sogno fin quando non gli venne porta la coppa d’argento del vincitore della gara e su di lui piovvero congratulazioni, mentre tutti gli domandavano dove avesse trovato quel magnifico fantino che pareva far volare il cavallo come lo spirito del vento.

Ma il fantino era già scomparso.

Tuttavia, lo straniero sul cavallo nero era lì ed invitò Mr. Kirwan a cenare con lui.

Cavalcarono piacevolmente, come in precedenza, fin quando giunsero ad una magnifica casa, dove una folla di splendidi servitori attendevano sulla soglia di ricevere il loro signore e padrone ed il suo ospite.  

Uno di loro condusse Mr.Kirwan alla propria stanza per vestirsi per la cena e lì egli trovò pronto un costoso completo in velluto viola, che il valletto gli fece indossare.

Entrò quindi nella sala da pranzo, era splendidamente illuminata e vi erano ghirlande di fiori appese intorno a colonne di cristallo e coppe d’oro con incastonati gioielli per il vino e piatti d’oro.

L’ospite pareva un perfetto uomo di mondo e fece gli onori con una grazia perfetta.

La conversazione fluiva liberamente, mentre ad intervalli si udiva della dolce musica suonata da musici invisibili e Mr. Kirwan non riusciva a resistere al fascino ed alla bellezza della situazione, né al chiaro vino rosso che il suo ospite versava per lui nelle coppe ingioiellate.

Quando il banchetto terminò, una grande folla di dame e gentiluomini entrò e danzò alla dolce e bassa musica, circondando l’ospite e cercando di attirarlo nella danza.

Ma, guardandoli, parve all’uomo che fossero tutti morti che aveva conosciuto un tempo, perché tra loro vi era suo fratello, che era annegato nel lago un anno prima ed anche un uomo che era morto per una caduta da cavallo durante una caccia ed altri, i cui volti conosceva bene.

Erano tutti pallidi come la morte ma i loro occhi erano ardenti come carboni accesi.

Mentre guardava, stupito, gli si avvicinò un’amabile fanciulla che indossava una collana di perle, lo afferrò per il polso con la sua piccola mano e cercò di attirarlo nel cerchio.

“Danzate con me” sussurrò, “danzate ancora con me. Guardatemi, perché un tempo mi amavate”.

Quando lui la guardò, seppe che era morta e la stretta della sua mano era come un anello di fuoco intorno al suo polso, indietreggiò per il terrore, perché comprese che era una bella fanciulla che aveva amato in gioventù e cui aveva donato una collana di perle, ma che era morta prima che potesse farne la sua sposa.

Il suo cuore allora annegò nella paura e disse al suo ospite:”Portatemi via da qui. Riconosco i danzatori, sono dei morti. Perché li avete fatti uscire dalle loro tombe?”

L’ospite si limitò a ridere e disse: “Dovete prendere dell’altro vino per farvi coraggio”.

Gli versò un’altra coppa di un vino più rosso del rubino.

Quando lo bevve tutta la scena, la musica e la folla scomparvero alla sua vista ed egli cadde in un sonno profondo, risvegliandosi nella propria casa sul proprio letto.

I servi gli dissero che uno strano cavaliere lo aveva accompagnato alla porta a tarda notte e li aveva incaricati di posare gentilmente il padrone sul suo letto e di non svegliarlo assolutamente fino al pomeriggio seguente, perché era stanco per la corsa.

Ordinò loro anche di portare il cavallo alla stalla e di curarlo bene, perché era coperto di schiuma e tutto tremante.

Il pomeriggio Mr. Kirwan si svegliò e si alzò sano come sempre, del raduno fatato non gli rimase altro che il segno intorno al polso della presa della donna, che pareva avere bruciato la carne.

Seppe in tal modo che la sua avventura notturna non era fantasia ed il segno della mano della morta rimase con lui fino alla sua morte.

Spesso, di notte ebbe la visione della giovane con la collana di perle ma non visitò mai più il palazzo fatato, perché pensava che fosse giunta a lui grazie ad una magia diabolica e che non avrebbe portato fortuna né a lui né alla sua razza.

Così la coppa affondò tra le onde e non venne mai più vista.

Emma.

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