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Le Fate di Innisboffin

Ad Inishbofin le fate hanno una splendida corte, ricca di feste e di danze.

Quando la luna è piena è molto pericoloso per le giovani fanciulle stare fuori perché sicuramente verranno rapite e se odono una sola volta la musica fatata o bevono il vino fatato non saranno mai più le stesse, su di loro incombe un destino e prima che l’anno sia finito esse scompariranno o moriranno.

Le fate sono sempre in cerca di fanciulle graziose o bambini, perché considerano i mortali una razza superiore alla propria, sono liete anche di avere dei bei giovani, figli di donne mortali, che li aiutino nelle guerre che combattono tra di loro.

Ci sono infatti due fazioni tra gli spiriti fatati una razza gentile che ama la musica e la danza ed una che ha ottenuto il suo potere dal diavolo e cerca sempre di fare del male.

Un pomeriggio d’estate un giovane uomo si mise a dormire sotto ad un covone di fieno e le fate lo rapirono nel sonno, perché quando si svegliò si ritrovò in una grande sala dove stavano lavorando molti piccoli uomini.

Alcuni filavano, altri facevano scarpe, oppure fabbricavano lance e punte di freccia con ossa di pesce e pietre eliche, ma tutti loro lavoravano ridendo e cantando con molta gioia, mentre piccoli flautisti suonavano le melodie più allegre.

Allora un vecchio che sedeva nell’angolo venne verso di lui e guardandolo con molta ira, gli disse che non doveva rimanere lì in ozio, sarebbero venuti a cena degli amici e lui doveva andare giù ed aiutare in cucina.

Così portò il povero giovane in un grande posto con il soffitto a volta, dove stava bruciando un grande fuoco con una grossa pentola sopra.

“Ora” disse il vecchio “prepara la cena. Mangeremo la vecchia megera.”
Con suo orrore, guardandosi intorno vi era una vecchia donna appesa per le braccia ed un vecchio la stava scuoiando.

“Ora sbrigati e lascia bollire l’acqua;” disse il vecchio “non vedi la pentola sul fuoco? Sono quasi pronto perché tu possa cominciare. La compagnia sarà presto qua e non c’è tempo da perdere, perché questa vecchia megera ci metterà parecchio a cuocere. Tagliala a pezzetti piccoli e gettala nella pentola.”

Il giovane fu tuttavia così spaventato che cadde svenuto sul pavimento e non potè più muoversi, “alzati, sciocco” disse un altro vecchio, che sembrava il capo di tutti e rise di lui.

“Lavora e non preoccuparti, questo non le farà alcun male.

Quando lei era in questo mondo era una vecchia malvagia e crudele con il mondo intero e amare erano le sue parole e le sue opere, così ora l’abbiamo qui e la sua anima non riposerà mai in pace perché noi taglieremo il suo corpo in pezzettini e la sua anima non riuscirà mai a trovarli, ma vagherà nell’oscurità per tutta l’eternità senza corpo.”

Quindi il giovane non fu consapevole di altro fin quando non si ritrovò in una bella sala dove si svolgeva un banchetto; ma, al posto della vecchia megera, la tavola era coperta di frutta e polli, tacchini, burro e pani freschi di forno e coppe di cristallo piene di buon vino rosso.

“Siedi con questa allegra compagnia e mangia con noi, sei il benvenuto.”

Intorno a lui vi erano sedute bellissime dame e magnifici gentiluomini, con cappelli e sciarpe rossi e tutti gli sorridevano e gli dicevano di mangiare.

“No,” disse il giovane “non posso mangiare con voi, perché non vedo qui alcun prete a benedire il cibo. Lasciatemi andare in pace.

“No, se non berrai almeno il nostro vino” disse il principe con un sorriso amichevole.

Una delle dame si alzò e riempì una coppa di cristallo con il buon vino rosso.

Quando lui la vide, ne fu tentato e non resistette, bevve tutto il contenuto senza fermarsi, gli pareva la bevanda più deliziosa mai gustata in tutta la sua vita.

Non appena ebbe posato il bicchiere, un rumore simile ad un tuono scosse la costruzione e le luci si spensero, il giovane si ritrovò solo al buio sotto lo stesso covone di fieno dove si era messo a dormire, stanco dal lavoro.

Tornò quindi a casa, ma il sapore del vino fatato bruciava nelle sue vene e notte e giorno divenne come febbricitante per il desiderio di berne ancora, languì alla ricerca della dimora fatata, ma non la trovò più.

Morì quindi giovane, ammonimento per tutti coloro che mangiano del cibo fatato o bevono del vino fatato perché mai più conosceranno la pace o la gioia né saranno soddisfatti del loro lavoro come nei giorni prima che l’incantesimo delle fate fosse su di loro, un incantesimo fatale che porta alla morte tutti coloro che cadono sotto il suo malvagio potere.

Quando muoiono dei giovani uomini o donne che sono stati famosi per la loro bellezza si crede che vengano rapiti dalle fate e portati nelle loro dimore sottoterra, dove vivono in splendidi palazzi e vengono fatti sposare a Regine o Principi delle fate.

Ma se i loro cari desiderano fortemente rivederli, ottengono il permesso di visitare la terra, anche se a tutt’oggi non è stato scoperto un incantesimo abbastanza potente da costringerli a rimanere o a ritornare alla vita mortale.

Quando i pescatori sono fuori incontrano una strana imbarcazione piena di gente e quando la guardano sanno che sono i morti che sono stati portati via dalle fate con i loro inganni ed i loro incantesimi affinché dimorassero nei palazzi fatati.

Un giorno un uomo uscì a pescare ma non prese nulla, stava tornando a casa disperato per la sua sfortuna quando improvvisamente vide un imbarcazione con tre persone dentro e gli parve che fossero suoi compagni, uomini che giusto un anno prima erano annegati in quella zona ma i cui corpi non erano mai stati recuperati, ed egli seppe che stava guardando quei morti.

Ma quegli uomini erano amichevoli e lo chiamarono: “Dirigiti dove andiamo noi ed avrai fortuna.”

Così egli fece quanto gli avevano ordinato e catturò un bel pesce.

Così l’uomo fece come ordinato e catturò pesce dopo pesce fin quando la  barca non fu piena, quindi remò verso terra.

“Ora” dissero “aspetta e guarda che nessuno sia davanti a te a terra.”

L’uomo guardò lungo tutta la riva ma non vide nessuno, si volse quindi per portare a terra il suo pesce quando meraviglia!

Gli uomini della seconda imbarcazione erano spariti e non li vide più, portò tuttavia a terra il suo pesce con molta gioia e lo portò a casa, ma la gente saggia disse che se non avesse volto la testa dall’altra parte, quella volta, ma avesse tenuto gli occhi fissi sugli uomini fin quando non fosse giunto a terra, l’incantesimo che li tratteneva nella terra delle fate sarebbe stato spezzato ed i morti sarebbero tornati alla vita sulla terra ed ai loro cari nell’isola che li piangevano.

Emma.

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