La Dottoressa Fatata

La Dottoressa Fatata

In questo periodo le fate non stanno in ozio.

In questa stagione di danze e feste, in cui i mortali attorno a loro sono felici, il Re Finvarra e la sua banda scelta stanno all’erta per rapire le fanciulle più graziose da portare nelle dimore fatate.

Là esse rimangono per sette anni ed alla fine di questo periodo, quando invecchiano e diventano brutte, vengono riportate indietro, perché le fate amano la bellezza e la giovinezza. 

Viene tuttavia dato loro un compenso, alle donne vengono insegnati tutti i segreti fatati e la magia che giace nelle erbe e lo strano potere che queste possiedono contro le malattie. 

In tal modo quelle donne diventano potenti e con i loro amuleti, incantesimi o pozioni possono uccidere o salvare a loro piacimento.

Vi era una donna delle isole, che era molto temuta e rispettata dalla gente per la sua conoscenza delle erbe, che le dava potere su tutte le malattie.

Ella, però, non rivelava mai la natura dell’erba che coglieva sempre di persona e di notte nascondendola sotto le grondaie della casa. 

Se, durante il tragitto verso casa, le erbe cadevano a terra perdevano il loro potere o, se chi le portava parlava di esse o le mostrava a qualcuno, tutte le loro virtù sarebbero svanite. 

Dovevano essere usate in segretezza e solitudine, per una cura perfetta.

Una volta, un uomo cui era stato raccontato questo arrivò dal continente in una barca con altri due uomini per vedere la donna fatata, perchè era zoppo a causa di una caduta e non era in grado di lavorare. 

La donna sapeva che stavano arrivando, perché aveva la conoscenza di tutte le cose e poteva vedere ed udire anche se nessuno le aveva parlato. 

Uscì quindi a preparare l’erba, fece un unguento ed una pozione e preparò tutto per l’uomo ed i suoi amici. 

Quando essi apparvero alla porta ella gridò: “Entrate! Questo é il vostro giorno fortunato, non temete, perché verrete curato dal potere che è in me ed in virtù dell’erba che vi darò.” 

L’uomo allora si inginocchiò davanti a lei e disse: “O, madre, questo è il mio caso!” 

Le raccontò che, mentre un giorno era fuori in montagna era caduto, una semplice caduta ma quando si rialzó la sua gamba era senza forze, nonostante nessun osso fosse rotto.

“So cos’è successo” disse la donna. 

“Sei inciampato in un’erba fatata sotto la quale stavano riposando le fate, le hai disturbate e sei caduto sulla loro dimora, così si sono infuriate e ti hanno colpito nella gamba, rendendoti zoppo per dispetto”.

Gli diede quindi l’unguento e la bottiglia di pozione, ordinandogli di portarle a casa con attenzione ed usarle in silenzio e da solo ed in tre giorni gli sarebbe ritornata la forza nell’arto.

L’uomo le offrì quindi dell’argento, ma lei rifiutò.

“Io non vendo la mia conoscenza,” disse “la dono. E così il potere e la forza rimangono in me”.

L’uomo allora andò via ma dopo tre giorni mandò un messaggio alla saggia donna per dire che era guarito e le inviò anche un dono, perché un dono non fa alcun male, mentre vendere il potere sacro ed i misteri della conoscenza per denaro sarebbe fatale, lo spirito della guarigione che dimorava nella donna sarebbe svanito e non sarebbe mai più tornato.

Emma.

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